
Mi ricordo quando mi aspettavi a casa seduta sulla spalliera del divano. Avevi quell'aria leggermente imbronciata e anche un po' scocciata da ricca ragazzina viziata. E lo eri.
Spesso avevi un bicchiere di vino bianco in mano. Solitamente un prosecco fresco il cui giallo paglierino contrastava con la traccia del tuo rossetto sui bordi di cristallo sottilissimo.
Avevi l’aria della ricca troia perennemente insoddisfatta e sapevi benissimo che a me il pensiero di toglierti quell’espressione dal tuo viso mi eccitava. Mi eccitava sapere come ti avrei trattata, come avrei trattato la ricca signorina, figlia di un padre che sbavava appresso ogni tuo desiderio anche i non espressi.
Ti ricordi quando appena entrato in casa ti tiravo per i capelli, quei tuoi lunghi e folti capelli neri e ti facevo cadere il bicchiere in terra sul tuo bel parquet di rovere appena lucidato dalla tua colf ?
Mi piaceva tirarti giù la testa e sbattertela contro la patta dei miei pantaloni e farti sentire l’accenno della mia erezione. Poi ti risollevavo dandoti della troia, della stupida sgualdrina e cagna ricca in calore. Ti baciavo con foga e violenza, ti mordevo le labbra e ti sputavo in bocca.
Poi ti sussurravo nell’orecchio le cose peggiori che mi venivano in mente. “Prima o poi vengo a casa con tre colleghi e tu ti farai scopare qui sul divano mentre io filmerò tutto e poi chissà manderò il video a quel frocio arricchito di tuo padre…”
Ti giravo e ti mettevo a carponi come una cagna sul divano. Ti schiaffeggiavo il culo e sputavo dentro il tuo bellissimo ano. Avevi un orifizio perfetto, sembrava il sole disegnato da un pittore ed io amavo ripercorrerne i confini con la punta della lingua. A volte prendevo la bottiglia ancora fredda di vino bianco e appoggiavo il collo lì sul tuo buchetto e minacciavo di sodomizzarti e di riempirti il culo di quel vino schifoso.
Poi iniziavo a infilarci un dito e poi due dentro e a fare su e giù mentre t’infilavo l’uccello in bocca. Quando me lo graffiavi un po’ facendomi sentire i tuoi denti perfetti io spingevo brutalmente le mie dita giù per il tuo buco di culo e tu inarcavi di colpa la schiena gemendo.
Eri bravissima a succhiare, ci mettevi un sacco di foga e tanta saliva come piace a me. Ci sputavi sopra guardandomi con i tuoi occhi lucidi dall’eccitazione. Io poi mi divertivo a togliertelo di bocca e a sbatterti la punta rossa quasi viola sotto il tuo naso e contro le tue labbra sottili. Vedevo la saliva che ti colava dagli angoli della bocca e il tuo rossetto sbavato ed eri, in quel momento, un quadro perfetto. Un’istantanea che riusciva a riassumere tutto il piacere e la lussuria del mondo. Poi ti riportavo la faccia sotto le palle e ti ordinavo di leccarmi il culo.
Sentivo la tua lingua sottile e umida salire su per il mio buco e il mio cazzo diventava duro come il marmo, sembrava rubato con un atto vandalico a una statua. Ci davi dentro, mi fottevi il culo con la lingua ma a te non bastava. Io mi chinavo con il busto per riuscire a odorarti la fica non umida, fradicia d’umori leggermente salati. A volte potevo infilarci tutta la mano. Tu allora uscivi dal mio culo con la lingua che risaliva rapida verso i miei testicoli, intanto le tue dita con le unghie lunghe e sempre perfette iniziavano a penetrarmi.
Riuscivi, non so come, a far stare in quella tua piccola bocca entrambe le mie palle e me le lasciavi coperte di saliva.
Poi non resistevo e salivo cavalcioni sul tuo bel divano di pelle. Scivolava nella tua figa calda mentre io ti tiravo i capelli e ti davo della puttana in calore. A te piaceva, sembrava dovessi perdere il controllo da un momento all’altro mentre davanti a te sulla parete era appesa la foto di famiglia, quel bel gruppo di facce di cazzo dell’alta borghesia cittadina. Ti scopavo e immaginavo che loro fossero tutti lì a guardare esterrefatti e scioccati la loro bambina, la loro figlia, la loro nipotina modello. La cugina sulle cui foto i cuginetti maschi adolescenti si erano fatti delle gran seghe immaginandosela nuda e invece ora lì davanti ai loro occhi arrapati vedersela ridotta come una cagna sbavante in calore.
Ti strizzavo forte le tue belle tette naturali e giocavo con il tuo piccolo piercing minacciando di strappartelo dal capezzolo.
Spesso venivo in poco tempo a volte invece andavo avanti così tanto da fartela infiammare, da farti implorare la mia sborra. Quando stavo per godere, scivolavo via da te velocemente e con la mano a presa sulla tua nuca ti giravo e ti dicevo di tenere occhi e bocca ben aperti e così ti riempivo di schizzi bianchi e caldi.
Ti entrava in bocca, ti entrava negli occhi e poi nelle narici, te la spalmavo con la mano mentre ancora gocce fuoriuscivano dal mio cazzo soddisfatto. Poi ti lasciavo lì sporca di sperma, saliva e sudore e ancora ansimante. Io mi sedevo sulla poltrona e ti guardavo eccitandomi di nuovo…